Didattica, cultura e religioni

Giornata di follia all’università di Padova

Dopo molto anni, decido di iscrivermi ad un corso di laurea Specialistica che desideravo fare da tempo. Nonostante il lavoro, la fatica di dover andare lontano dal posto in cui vivo, la passione per certi argomenti mi induce a continuare e ormai quasi a concludere  questo corso di studi.

Il 23 luglio dopo settimane di studio intenso, avevo lavorato come commissario esterno  agli esami di maturità e  avevo  avuto per poco tempo per preparami bene, parto per Padova per sostenere un esame.  Prendo il terno alle 6 di mattina anche se l’esame è alle 2  per andare in segreteria dove  non mi erano stati ancora registrati sul libretto online degli esami, alcuni di questi fatti quasi due anni fa. Rischiavo per  questo motivo  di dovere ripagare le 150 ore chieste sul luogo di lavoro non essendo scritto da nessuna parte che avevo conseguito il numero di crediti richiesti per tale diritto. Prendo il numero e aspetto due ore nel luogo  dove sono presenti le segreterie studenti ,  privo di bagni . Sarà legale l’assenza dei servizi pubblici  in un luogo pubblico? Devo informarmi ma intanto me la tengo.

Arrivato finalmente il mio turno, dopo aver discusso animatamente con una signorina che mi diceva l’opposto di quello che mi avevo detto la signorina  durante una mia precedente visita, perdo un po’ la pazienza: non voglio perdere dei soldi per la disorganizzazione dell’università. A cosa serve pagare le tasse? Al sentire parlare di fatica e lavoro la signorina che fa questo ingrato mestiere di rispondere a centinaia di esigenze in poche ore, si prende a cuore il mio caso e dice che farà di tutto per aiutarmi ( e ,a onor del vero, così è stato successivamente).

Arrivo sul luogo dove devo sostenere un esame. L’aula è piccola e  affollata e  molti studenti devono aspettare in piedi o seduti per terra. All’arrivo del professore, visibilmente scocciato per il gran numero di persone presenti,  dice che se volevamo potevamo farlo scritto.. Essendo un’insegnante sono agghiacciata dal fatto che si possano inventare  per un compito, tanto più universitario,  delle domande in pochi secondi. I miei  compiti alle superiori sono pensati, calibrati e strtturati per ore. Comincia a dettare una serie di domande generiche, alcune delle quali chiedevano più o meno di riassumere il libro letto . Scriviamo a mano le domande su dei fogli protocolli , ci dice che abbiamo un’ora e dopo 45 minuti dice che dovremmo consegnare , lo blocco subito facendogli vedere l’orologio….

Alla fine consegno, non sono più abituata a scrivere a mano e ad avere così poco tempo per pensare: non so cosa posso aver combinato. Il professore dice che la settimana successiva avremmo trovato i risultati pubblicati su internet. La settimana dopo telefono , non trovando nulla e  mi sento dire che, andando ormai il professore in vacanza, avrei avuto i risultati  forse a fine agosto. Abituata a consegnare la correzione dei miei compiti in classe entro tempi brevi a costo di passare le mie notti a correggere,  mi indigno. Ma a chi e a cosa rivolgere la mia indignazione? Al di là della mancanza di serietà e di rispetto nei confronti degli studenti e della propria etica professionale quale reato posso imputargli?Forse la riforma dell’università invece di prendersela con i ricercatori  e tagliare fondi dovrebbe pensare anche a queste cose. Forse in questo paese la serietà  e il rispetto per gli altri sono doti ormai in estinzione. Per essere giusti vi sono anche in questo corso di studi professori gentilissimi e seri che fanno anche di più quanto gli viene richiesto ma sarebbe giusto che certi comportamenti venissero sanzionati o per lo meno che venissero sentiti come eticamente inaccettabili. Gli studenti intorno a me non sembravano né stupiti , né indignati. Forse devo cominciare anch’io dall’educazione dei miei studenti, insegnare loro che si deve pretendere che la gente svolga con serietà il proprio lavoro, che non deve essere sentito come necessità ineluttabile che i propri diritti e  la propria dignità venga calpestata, che si può e si deve sperare in una società migliore.

This entry was posted on Thursday, July 29th, 2010 at 10:59 am and is filed under Uncategorized. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. Both comments and pings are currently closed.

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